QUANDO I SANTI PASSANO PER SAN MARCO

Era il 3 maggio 1992, e papa Giovanni Paolo II, ora santo, stava compiendo la sua grande visita pastorale in Friuli. Il suo percorso lo ha portato a transitare davanti alla nostra chiesa di san Marco, dove parte della comunità era radunata per salutarlo. Il signor Renato Riva ha immortalato quei momenti ed ha gentilmente recuperato per noi i negativi di quelle foto. In questo bollettino ricordiamo alcune parole significative di quella giornata.
Chi tra noi era in piazza Primo Maggio per l’incontro con i giovani, si ricorderà forse che il papa, colpito dalle parole “momento di grazia”, ha messo da parte il discorso che aveva preparato ed ha parlato a braccio.

«Voglio ora concentrarmi su queste due parole: “momento di Grazia”. Cos’è la Grazia? Una parola biblica che qualche volta non piace alle persone un po’ illuminate. (…) Cosa vuol dire Grazia?
Grazia vuol dire Dio che si comunica, che si apre, che si fa quasi comprensibile nella sua incomprensibilità, che si fa quasi visibile nella sua invisibilità.
Questo Dio (…) si comunica, si avvicina e quando si comunica vuol dire che si comunica ad un altro. Chi è quest’altro? Quest’altro è ciascuno di noi.
In questo momento, quando mi ha colpito la parola: “momento di Grazia”, penso che ero anche io la persona a cui, in qualche modo, si è comunicata la luce che parla a questi giovani sulla Grazia e su quello che vuol dire “momento di Grazia” o piuttosto “momenti di Grazia”.
Dio si comunica in diversi modi. Si comunica attraverso questa primavera, questa bellezza della natura, ma si può comunicare anche attraverso la durezza della natura, attraverso i venti, gli uragani, le nevicate, tutto ciò che costituisce il dinamismo della natura, tutto questo può essere anche una comunicazione di Dio, può essere anche una Grazia.
Lo era per i nostri progenitori, lo era per i tanti profeti (…).
E’ presente perché è il Creatore ed il Creatore è presente nella sua creatura, in ogni sua creatura. (…) Questa comunicazione di Dio, la Grazia, ha il suo vertice, la sua pienezza in Gesù Cristo. E’ Lui la pienezza della comunicazione del Dio invisibile che si è fatto uomo e così ha acquistato, ha accettato una visibilità simile alla nostra.
Cristo è un “momento di Grazia”. E’ una vita di Grazia, È una storia di Grazia (…).
Le bellezze della natura umana, le bellezze di noi tutti, uomini e donne, ragazze e ragazzi, tutto questo è destinato ad essere sottomesso alla morte, tutto questo deve passare. Ma Cristo è una grande protesta contro questa legge di morte del creato.
Poiché la morte, come ci spiegano la Genesi e l’Apostolo Paolo, è frutto del peccato. E Cristo risorgendo dalla morte ha manifestato, ha rivelato che la vita è più forte della morte.
E’ la vita il nostro destino, nonostante tutte le morti, tutto quello che passa. E’ la vita che è in Lui: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. La conferma di queste parole è la sua Risurrezione.
Ecco, carissimi giovani, cosa vuol dire “momento di Grazia” che è in Gesù Cristo. E’ un momento illimitato, per tutti, aperto a tutti. Dio che si comunica è vita. Cristo che si comunica è vita. E’ il Vivente. Dio si comunica con la sua Grazia.
Vi sono diversi momenti in cui Dio comunica la sua Grazia e questo è uno dei tanti momenti.
Siamo qui insieme a Udine, nella terra friulana,riuniti in un “momento” in cui Dio comunica atutti noi la sua Grazia.
(…) ma sappiamo bene che la Grazia, che è comunicazione di Dio, può essere anche distrutta dalla umana libertà. Così è stato all’inizio. Un grandissimo “momento di Grazia” dei nostri progenitori, come leggiamo nel Libro della Genesi, è stato ostacolato, è stato distrutto dalla loro libertà.
Questo “momento di Grazia” (…) può essere capito, accettato, approfondito, oppure può essere ostacolato e distrutto dalla libertà dell’uomo che dice: “Io non voglio. Io non voglio questa tua comunicazione. Non voglio. Sono autosufficiente. Lasciami in pace!”.
Voglio solamente darvi un augurio. Vi auguro di non dire mai questa espressione: “Lasciami!”.
Non bisogna chiudersi. Ma dire come Maria: “Si faccia di me secondo la tua Parola”.
Tutto questo vuol dire accettare la comunicazione di Dio. Vi auguro di dire: “Sì, sono pronto, sono disposto. Eccomi!”.
Poi, nel grande incontro con il popolo friulano alla stadio Friuli, ci ha detto: «Famiglie friulane, non abbiate paura di essere cristiane! Anzi, siate orgogliose delle vostre radici religiose, della vostra consistenza cristiana. Rimanete salde nella fede che avete ereditato dai vostri padri e che sta alla base dei valori tipici del Friuli: l’amore alla casa, l’educazione dei figli, la cura degli anziani, l’impegno nel lavoro, l’amore alla vostra terra, alla vostra cultura, alla vostra lingua, alle vostre tradizioni. Solo Dio può garantire un futuro alle famiglie: “Se il Signôr nol tire so le cjase, a lavòrin di bant i muradors” (Sal 126/127 1). Non essendo sicuro del mio friulano, lo ripeto ancora in italiano: “Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori”.
Riscoprite ciò che Dio dice di voi, care famiglie friulane, ciò che siete per Lui. Apprendetelo mettendovi in ascolto della sua Parola.
Riscoprite il dono di amarvi nel vincolo sacro del matrimonio. Non private il Friuli del potenziale immenso di bene, di cui siete depositarie.
Amate il vostro focolare domestico; siate gelose del “fogolar furlan”, perché il Friuli sia vivo».